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Giornata internazionale della traduzione 2015
Si celebra oggi in tutto il mondo la giornata internazionale della traduzione. La giornata è stata istituita dalla FIT (Fédération internationale des traducteurs) nel 1953 in corrispondenza della festa di San Girolamo, il santo patrono dei traduttori.
San Girolamo è stato il primo traduttore della Bibbia dal greco ed ebraico al latino. La stesura dell’opera ha richiesto 23 anni ed è rimasta la traduzione ufficiale della Bibbia fino al Concilio Vaticano Secondo (1962-1965).
Oltre all’importanza in sé della traduzione, San Girolamo è ricordato per il metodo adottato nella stesura dell’opera, ha infatti utilizzato un concetto moderno di traduzione. Con le sue stesse parole:
« Io, infatti, non solo ammetto, ma proclamo liberamente che nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso. »
(Epistulae 57, 5, trad. R. Palla)
Oggi come allora il compito del traduttore è quello di trasmettere il messaggio da una lingua all’altra, attraverso culture e modi di pensare diversi in maniera coerente, comprensibile e in ultima analisi di rendere possibile la comunicazione tra le persone.
Oggi i traduttori hanno a disposizione una serie di strumenti software per lavorare su qualsiasi tipo di formato dal semplice Word fino alle stringhe di software, ai siti internet e alla app. Hanno a disposizione software di controllo non solo dell’ortografia ma anche della terminologia, della coerenza stilistica, dei numeri. Hanno a disposizione risorse per fare ricerche immediate, dizionari, glossari, corpora on-line tutto integrato in un unico ambiente di lavoro per rispondere in modo efficiente alle domande del mercato, sempre le stesse ma sempre più pressanti: velocità, costo, quantità.
Ogni giorno si presentano al traduttore nuove sfide e nuove opportunità per lavorare in modo migliore e più produttivo ma che richiedono anche mentalità aperta, adattamento a nuovi ruoli, nuove abilità da imparare e nuovi strumenti da conoscere e una formazione professionale continua che include anche una perfetta conoscenza della lingua sorgente e di arrivo in tutte le sue sfumature.
Ma la sostanza non cambia.
Il ruolo del traduttore, oggi come migliaia di anni fa, resta quello di aiutare le persone a comunicare. Per il successo di una comunicazione, sia essa in forma scritta o parlata, è indispensabile scegliere la persona giusta con abilità ed esperienza adeguate a veicolare il messaggio integro nel contenuto e in forma corretta al tipo di pubblico a cui è destinato. Il traduttore sa ascoltare e capire le esigenze del cliente e ha bisogno di ricevere da lui informazioni, linee guida e feedback per consegnare un lavoro di qualità conforme alle richieste.
La giornata internazionale della traduzione celebra i progressi e le innovazioni nel settore delle traduzioni e dell’interpretariato ma soprattutto celebra le persone che sono il cuore pulsante della professione e che permettono al mondo di essere un villaggio globale e allo stesso tempo un universo pieno di possibilità nel passato, nel presente e nel futuro.
Grazie a tutti i Traduttori e a tutti gli Interpreti.
Tekom europe roadshow, Bologna 24 Settembre
Per la prima volta in Italia il tekom europe roadshow farà tappa a Bologna il 24 settembre prossimo: un’intensa giornata di conferenze rivolta ai professionisti della comunicazione tecnica e un’occasione di scambio, informazione, aggiornamento e networking.
Il tema principale della conferenza ruoterà intorno al concetto di “Intelligent Information” ovvero come rendere disponibili le informazioni agli utenti a seconda del contesto d’uso: informazioni personalizzate al momento giusto, nel posto giusto e con il mezzo preferito.
La giornata prevede un ricco programma di presentazioni di esperti del settore su DITA, sistemi di gestione delle traduzioni con CCMS, implementazione agile di soluzioni per la comunicazione tecnica oltre a sessioni interattive con molte possibilità di fare networking.
Guarda il programma o iscriviti all’evento
L’evento è stato creato in collaborazione con COM&TEC l’associazione professionale di riferimento per i redattori, traduttori e comunicatori tecnici italiani.
Lingua madre o non più lingua madre?
Passare qualche giorno di vacanza in un paese straniero significa come minimo imparare le parole base delle comunicazione. Il nostro cervello sembra essere naturalmente predisposto per accogliere parole in altre lingue e saper parlare una lingua diversa dalla propria lingua madre è motivo di orgoglio per chi la parla e di fascino per chi non lo sa fare.
Vivere qualche anno in un paese straniero significa sicuramente imparare bene la lingua, non avere problemi a esprimersi e probabilmente sfruttare efficacemente questa conoscenza anche in campo lavorativo.
Ma vivere molti anni in un paese straniero significa non solo imparare molto bene la lingua ma anche il modo di pensare e di vedere il mondo di un’altra cultura. La nostra percezione del mondo passa anche attraverso le forme grammaticali e le costruzioni sintattiche della lingua che parliamo. Solo per citare un piccolo esempio, i verbi che indicano preferenza o insofferenza per qualcosa sono espressi in italiano con una costruzione particolare in cui la cosa che piace/dispiace è il soggetto grammaticale della frase mentre la persona che prova il sentimento è espressa da un pronome indiretto: “Mi piace Lexilab”. In inglese la prospettiva è completamente rovesciata: quello che in italiano è il soggetto (la cosa che piace) diventa complemento oggetto e quello che è complemento indiretto diventa soggetto : “I like Lexilab”. Non è solo una regola grammaticale ma una prospettiva e un modo di guardare alle cose che ha un riflesso sul nostro cervello e di conseguenza sul modo in cui esprimiamo il concetto.
Crescere bilingue o imparare una o più lingue in età adulta ha quindi effetti positivi sia dal punto di vista linguistico che cognitivo quali ad esempio una maggiore conoscenza della struttura del linguaggio e del funzionamento della lingue, una maggiore facilità nell’apprendimento di una terza o quarta lingua e una migliore consapevolezza che altre persone possono vedere le cose da una prospettiva diversa dalla propria con notevoli benefici anche sul comportamento e le relazioni interpersonali.
Ma se la lingua riflette il modo di pensare del nostro cervello e influisce sulla nostra identità, cosa succede al nostro cervello quando impariamo una lingua straniera che ha costruzioni diverse dalla nostra madrelingua? Possiamo imparare una lingua straniera e avere lo stesso livello di conoscenza della nostra lingua nativa?
Rovesciando la prospettiva: cosa succede invece al nostro cervello se rimaniamo esposti per lungo tempo e parliamo attivamente una lingua diversa dalla nostra lingua madre? La nostra lingua madre resta integra e perfetta o ne risente in qualche modo e cominciamo a dimenticarla?
Possiamo essere davvero bi-trilingui o una lingua avrà sempre il predominio sulle altre? E se sì, quale? E rimarrà sempre la stessa o potrà cambiare nel tempo?
L’argomento è affascinante e tutto ancora da esplorare. Secondo una nuova controversa teoria, ad esempio, più il nostro cervello si adatta per far posto a una seconda o terza lingua e più perde controllo sulla lingua nativa.
Volete saperne di più? Se vi trovate ad Edimburgo il 15 agosto non perdete Not so Native Now, talk di Antonella Sorace, professoressa di Developmental Linguistics all’Università di Edimburgo, madrelingua italiana, residente da oltre ventanni in Scozia e fondatrice e direttrice del centro Bilingualism Matters.